Per sempre no
Coincidenze? Se lo sono, sono comunque salutari, necessarie, gradite. Nei giorni del trionfo sanremese di Sal Da Vinci, uno che sta dalla parte dei “Per sempre sì”, dall’universo dei fumetti – vivificante spazio culturale dove s’alza la voce libera dei “Per ora e ancora no” – sono arrivati due titoli di luminosa importanza. Il ritorno di un classico e una novità inaspettata e per questo ancora più bella. L’autore è lo stesso, quel David Prudhomme, autore francese prolifico e pluripremiato, attivo sin dai primi anni Novanta. È legato alla musica, alla musica notturna e ribelle, non certo alle magre consolazioni sanremesi, il suo capolavoro, “Rebetiko”, graphic novel pubblicato in Francia nel 2009 e tradotto in Italia nel 2010. Ed è lui a firmare, l’anno scorso, quella che è una sorta di seguito a quel fortunato libro: ovvero “Rebetissa” che arriva ora anche in Italia.
Proprio così: Coconino Press non solo ripropone “Rebetiko (La mala erba)” (104 pagine, € 23) ma propone “Rebetissa (L’antidoto)” (112 pagine, € 23). Già: Prudhomme torno a raccontare gli eroi del rebetiko, la musica notturna ribelle amata da Vinicio Capossela nel suo album del 2012, “Rebetiko Gymnastas”, la cui immagine di copertina fu affidata… indovinate a chi? Sì, David Prudhomme ha collaborato alla realizzazione di quell’album. Proprio il cantautore italiano, in quell’occasione, ricordò cos’era e cos’è il rebetiko: “Musica nata da una catastrofe, da una grande crisi e da una colossale migrazione. Da allora ha sempre avuto un contenuto eversivo, ha portato in sé il cromosoma della ribellione, della rivolta individuale. Rebeta viene dal turco rebet, ribelle, colui che meno si tira indietro quando le città vanno a fuoco. Il rebeta è uno che non si sottomette al meccanismo del consumo e che semmai cerca la sua bellezza altrove. Scrive John Berger che la musica iniziò dal grido che lamenta una perdita. Il rebetiko è una musica che lamenta quello che tutti noi abbiamo perduto, una musica che non dimentica le sue origini. Si officia in luoghi chiusi, dove si beve e si privilegia lo struggimento individuale. È musica che viene dal basso, che si condivide a tavola, come un’eucarestia”.
Certo, chi va in brodo di giuggiole per i sì neomelodici di Sal Da Vinci farà fatica ad entrare nelle tavole illustrate di David Prudhomme. Con “Rebetiko” siamo ad Atene, 1936. Nei locali clandestini, tra l’alcol e i fumi dell’hashish, si suona e si balla una musica meticcia, nata dall’incontro della tradizione greca con quella degli immigrati turchi, fatta di canzoni che parlano di inquietudini, passioni, sconfitte. Una musica popolare notturna e ribelle - come il tango, il blues o il fado - messa al bando dalla dittatura nazionalista di Metaxas. Prudhomme ci conduce nelle vite marginali e avventurose dei protagonisti del rebetiko, intrecciando le loro storie attorno a quelle del Maestro Markos Vamvakaris. Vite intense come la loro musica, e fragili contro la repressione poliziesca e le lusinghe dell’industria culturale. Il disegno di Prudhomme è ricco e veloce a un tempo, la narrazione ipnotica, quanto profonda e attuale nelle sue implicazioni sociali.
In “Rebetissa” il fumettista francese torna a condurci per le vie di Atene, già teatro di quel suo romanzo grafico tra i più amati di sempre. Stavolta il suo sguardo si concentra sulle donne, le loro voci, i loro amori e le loro battaglie per vivere in un mondo maschile e violento. In quel 1936, il generale Metaxas prese a perseguitare i canti che utilizzavano scale orientali, le rebetika, ritenute sovversive. La polizia saccheggiò i caffè, distrusse gli strumenti e ruppe le dita ai musicisti che continuavano a suonare questa musica. E ora i rebetikos, i musicisti e le cantanti Béba e Marika, cosi come Katina, la proprietaria del locale dove l’orchestra suona, devono scegliere: abbandonare la propria arte nomade e ribelle o lottare fino alla fine. Nel tornare a raccontare le peripezie dei suoi bluesmen greci nell’Atene degli anni Trenta lo sguardo di Prudhomme spazia tra passioni tumultuose, tradimenti, slanci di allegria, malinconie abissali, in una storia di musica e resistenza sulla necessità di difendere la propria diversità e la propria arte dalle insidie del potere.
Al centro della storia di “Rebetissa” c’è Béba, giovane donna che difende la libertà di esibirsi, di farlo nel bar che le sono cari, di farlo proponendo testi che non temono di apparire audaci, trasgressivi, legati come sono ad una cultura popolare e femminile che non gode certo di visibile rappresentazione. Non v’è nulla di eroico o retorico in Béba. In lei vive una semplicità fatta di tasselli di vita quotidiana, di dubbi, frustrazioni, inevitabili cedimenti.
Il disegno caldo ed espressivo, l’attenzione sincera ai tratti umani dei personaggi, la densità e lo spessore del testo – dove politica ed arte sono al centro – fanno di “Rebetissa”, come era stato per “Rebetiko”, un racconto per immagini tanto sensibile ed umano nella forma quanto politico nella sostanza. Ed ancora, un racconto struggente, dove l’amarezza dell’esilio e la voglia di vivere traboccano da ogni pagina. Cantando e ballando “Per sempre no”.



