Sessant'anni fa, la Corea
Oggi, 19 luglio. Per gli appassionati di calcio il giorno, a New York, della finale dei Mondiali targati Trump & Infantino (e per questo destinati a cattivi ricordi) ma fortunatamente nobilitati da alcune giocate e alcuni giocatori. Argentina o Spagna? Scacciata la tentazione di concludere la frase con l’abusato “purché se magna…” di messer Guicciardini, suggeriamo un democratico (parolona negli States, oggidì) “vinca il migliore”. E, subito dopo, per girare il coltello nella ferita, ricordare che oggi, 19 luglio, è anche un anniversario calcistico per niente caro agli italiani. Sessant’anni fa, Mondiali 1966 in Inghilterra, in quel di Middlesbrough, si consuma la sconfitta più clamorosa nella storia della nazionale azzurra. La Corea del Nord vince 1 a 0 e la formazione allenata da Edmondo Fabbri torna mestamente a casa, accolta dal lancio dei pomodori. E benché all’Italia sia poi riuscito, per tre edizioni di seguito, di non qualificarsi neppure per la fase finale dei Mondiali (Svezia, Macedonia del Nord, Bosnia Erzegovina gli implacabili cecchini delle sempre più traballanti ambizioni tricolori) non v’è dubbio che la sconfitta con la Corea resti, tuttora, pietra miliare. Lo dimostra il fatto che in questi giorni ben due libri si siano incaricati di rinnovarne il ricordo.
Cominciamo con “Chiedi chi era Pak Doo-ik”, sottotitolo: “Fabbri e la maledetta Corea” di Giovanni Tosco (Minerva, 126 pagine, € 15), titolo della nuova intrigante collana “Oltre il Novantesimo”. A sessant’anni di distanza il giornalista di “Tuttosport” – suo anche “Sparwasser. L’eroe che tradì”, dedicato al calciatore della Germania Est diventato simbolo della Guerra fredda dopo il gol alla Germania Ovest nel Mondiale 1974 – racconta la partita che sconvolse il calcio italiano e consegnò Pak Doo-ik alla storia dei Mondiali. Al centro del libro due personaggi – simbolo: da una parte l’uomo che il 19 luglio 1966 ad Ayresome Park, al minuto 41 del primo tempo, segnò il gol più inatteso e doloroso della storia della Nazionale italiana: Pak Doo-ik, mezzala della Corea del Nord, trasformò il suo nome in un incubo sportivo nazionale. Il libro di Tosco, un ottimo esempio di giornalismo attento e documentato, riapre il caso sportivo più clamoroso del nostro calcio, restituendo volto e storia sì al protagonista di quella notte ma anche al suo grande sconfitto, Edmondo Fabbri detto “Mondino”, allenatore dell’Italia. Pak Doo-ik, per anni, chissà come e perché, indicato come dentista, era in realtà stato tipografo prima di entrare nell’esercito; dopo il gol all’Italia fu promosso sergente e continuò a essere una figura centrale del calcio nordcoreano. Fabbri invece rimase per sempre il ct della “maledetta Corea”, prigioniero di un risultato che avrebbe oscurato anche le sue successive vittorie e la carriera che l’aveva portato ad essere una buona ala destra e poi, soprattutto, l’allenatore del Mantova, per tutti allora “il piccolo Brasile”, che portò dalla serie D alla serie A.
Edmondo Fabbri (1921 - 1995)
Come in un romanzo, come in un thriller che inizia la vigilia di Natale del 1962, millecentotré giorni prima di quel giorno, Giovanni Tosco fotografa quella sciagurata avventura mondiale. La simpatia degli abitanti di Middlesbrough per quella misteriosa nazionale al debutto assoluto sui grandi palcoscenici mondiali. La convinzione degli italiani di avere davanti un avversario minore (“sono Ridolini” disse Valcareggi). Edmondo Fabbri, commissario tecnico trasformato nel capro espiatorio di un fallimento che non poteva appartenere a un solo uomo. La Corea del Nord che arriva ai quarti di finale contro il Portogallo e si porta addirittura sul 3-0, prima della rimonta guidata da Eusébio. Quella squadra resta in scena per pochi giorni, ma abbastanza a lungo da entrare nella storia dei Mondiali.
Ebbene, per chi volesse saperne di più, tanto di più, su quella squadra – ma anche sulla storia del calcio nella Corea del Nord, realtà tanto lontana quanto nascosta e spesso raccontata a mo’ di leggenda più o meno metropolitana – ecco “Corea, 1966” di Marco Bagozzi (144 pagine, € 12, per info: marcobagozzi@yahoo.it). Un libro stampato in proprio e firmato da chi può essere tranquillamente definito come uno dei massimi esperti dell’argomento: appassionato ricercatore storico, collezionista di cimeli sportivi (della Corea del Nord, va da sé), autore di tredici libri che spaziano dalla storia dello sport in Mongolia ai Giochi Ganefo del 1963 e 1966 contro imperialismo, colonialismo e razzismo. Qui racconta tutta “la straordinaria storia della Nazionale della Corea Popolare ai mondiali del 1966 dalle origini di quella meravigliosa generazione d’oro fino a quanto rimasto ai giorni nostri”. Il suo è un viaggio attraverso documenti dell’epoca, cronache e suoi materiali da collezione. In più, certosino e preciso, il nostro ci ricorda che secondo la grafia ufficiale, Pak Doo-Ik è invece Pak Tu Ik.
Ultima, doverosa annotazione. Nei giorni nei quali si fa più sempre più aspra la battaglia del mondo della cultura e dell’editoria contro i guasti della sedicente IA, una lode a Minerva edizioni e a Marco Bagozzi. Che hanno scelto per le rispettive copertine di non cedere alla tentazione, ahinoi sempre più diffusa, di rivolgersi appunto alla vergognosa intelligenza artificiale. Così, il libro di Tosco si affida ad un ritratto dell’ottimo Osvaldo Casanova, illustratore “ufficiale” della collana, quello di Bagozzi al nitore di una immagine in bianco e nero della formazione nordcoreana. Così si fa, nel solco di tradizioni nobili.





Sessant'anni fa, Val di Non, eravamo in vacanza, mio padre portava il televisore, quell'estate poi c'erano i Mondiali. Quella sera c'era tutto il paese a casa nostra ( invero un paesino) ricordo ancora quel bianconero tremolante. Per chiudere, l'oltre alla delusione, ricordo e abbino a quell'episodio una frase di Niccolò Carosio: " difendi, difendi un golletto ci scappa sempre" fatta la tara delle date, sempre attuale, vedi la partita degli inglesi qualche giorno fa, un saluto.